Andrea Malfatti ha imparato a vivere nel silenzio.
Per anni lo ha considerato un alleato: discreto, ordinato, persino gentile. Un modo per attraversare il tempo senza dover dare spiegazioni, senza dover scegliere davvero. Poi, un giorno, arriva una lettera. Poche parole, una sola domanda:
Perché ha scelto di non parlare?
Da quel momento il passato non torna come scandalo, né come vendetta. Torna come lucidità. Andrea ripercorre ciò che è stato, incontra chi ha condiviso la stessa omissione, misura le forme rispettabili del compromesso, e scopre che certe colpe non si consumano: si sedimentano.
Resipiscenza è un romanzo sulla responsabilità e sulle giustificazioni che funzionano troppo bene. Un libro asciutto e morale, dove la parola non salva e non ripara, ma toglie l'alibi più comodo: quello del silenzio.