Ostium Temporis è un romanzo che attraversa epoche e continenti. Una storia di amicizia, tradimento e sacrificio. Di scienza e mistero. Di un amore che è una frequenza, e le frequenze non muoiono.
Nel 1942, nel cuore della Foresta Nera, una civiltà proveniente dalla stella Sirio consegnò ad Adolf Hitler tre flaconi di un siero destinato a salvare l'umanità. Fu l'errore più grande della storia dell'universo.
Hitler non salvò nessuno. Prese quel siero e lo trasformò in un'arma. Generò una razza di esseri sintetici, pallidi, senza emozioni, capaci di controllare la mente umana. Li infiltrò nelle posizioni di potere del mondo. Poi il tempo cancellò le tracce e il segreto rimase sepolto per settantaquattro anni.
Fino a quando una busta non arrivò a Napoli.
La carta aveva più di settant'anni. I simboli non appartenevano a nessuna lingua conosciuta. Era un messaggio scritto in una baracca di Auschwitz da un uomo che credeva ancora nel futuro. E quel messaggio era indirizzato a una donna che non sapeva di non essere completamente umana.
Da quel momento tutto cambia. Un oggetto impossibile cade dal cielo la notte di una cometa. Uomini pallidi vestiti di nero osservano dai margini. Un fantasma parla nel parco di una città millenaria. E un viaggio comincia: dall'Egitto delle piramidi a una dimensione parallela dove il tempo si piega, dai sotterranei di un antico castello napoletano fino ai campi di sterminio del 1942, attraverso una macchina che aspetta da duemila anni di essere attivata.
Ma viaggiare nel tempo ha un prezzo. E quel prezzo è più alto di qualunque cosa si sia pronti a pagare.