"C'č in "Jane Eyre" di Charlotte Bronté un personaggio minore, ma discretamente inquietante. Il personaggio di una folle reclusa che si dice sia una bella ereditiera creola. Jean Rhys ha avuto l'idea di ricostruire la vita di una simile ombra labile e confusa prima dell'arrivo in Inghilterra. Una idea puň essere buona o cattiva, anzi un'idea č in partenza provvisoriamente buona e cattiva. Risulterŕ essere piů buona che cattiva, piů cattiva che buona a seconda dell'esecuzione. Ora l'esecuzione di Jean Rhys č straordinaria, un romanzo avvelenato di fascino, squilibrato di passioni, condannato e riscattato dalla magia... Scacciata dal suo paradiso di Coulibri, Antoinette affronta un tragico e tumultuoso destino d'amore e follia proprio perché di tale tragicitŕ e tumultuositŕ č convinta lei per prima. O, facciamo, per seconda. Per prima ne č convinta Jean Rhys che con mano implacabile e delicata, complice e spietata sospinge la sua eroina a bruciare e consumarsi nello straordinario romanzo che č "II grande mare dei sargassi" sino a ridursi all'ombra labile e confusa di un personaggio minore dello straordinario romanzo che č "Jane Eyre" di Charlotte Bronté." (Oreste del Buono)