Tra il 1890 e il 1941, nelle colonie italiane del Corno d'Africa nacquero oltre ventimila bambini da padri italiani e madri africane. Erano i figli del madamato - quel sistema di concubinato coloniale che permetteva a soldati, funzionari e coloni di prendere donne locali, spesso ragazzine di dodici o tredici anni, come serve e concubine. Per mezzo secolo l'Italia generò questi figli. Poi, con le leggi razziali del 1937 e del 1940, li cancellò: vietò ai padri di riconoscerli, tolse loro il cognome italiano, li trasformò da un giorno all'altro in sudditi coloniali. Quando l'impero crollò sotto i colpi dell'esercito britannico, quei bambini furono abbandonati definitivamente.
Questa è la loro storia. Una storia che l'Italia ha rimosso dalla memoria nazionale per ottant'anni.
"I Figli della Colonia" ricostruisce per la prima volta in modo completo la vicenda dei meticci dell'Africa Orientale Italiana. Dalle origini del madamato nell'Eritrea di fine Ottocento fino ai giorni nostri, il libro segue le tracce di una popolazione dimenticata: le madri bambine vendute per pochi talleri, i figli cresciuti in collegi religiosi dove era proibito parlare la lingua materna, le famiglie spezzate dalla guerra, i discendenti che ancora oggi cercano invano un riconoscimento.
Attraverso documenti d'archivio inediti, testimonianze dirette e anni di ricerche, Francesco Ferretti porta alla luce una pagina oscura del colonialismo italiano. Racconta come funzionava concretamente il sistema del madamato - chi erano le donne coinvolte, come venivano "scelte", cosa accadeva quando l'italiano tornava in patria. Racconta la svolta razzista del fascismo, quando Mussolini decise che i meticci erano una minaccia alla "purezza della stirpe" e ordinò di cancellarli. Racconta l'indifferenza della Repubblica, che dopo la guerra promise diritti mai concessi, costruendo un labirinto burocratico progettato per respingere.
Il libro smonta il mito degli "italiani brava gente" - quella narrazione autoassolutoria secondo cui il colonialismo italiano sarebbe stato più umano, meno violento, quasi bonario rispetto a quello di altre potenze europee. I documenti raccontano un'altra storia: stupri di massa, bambine trasformate in schiave sessuali, figli rinnegati, vite distrutte. Una storia che l'Italia non ha mai voluto affrontare, a differenza di Francia, Belgio e Olanda che hanno almeno avviato processi di riconoscimento delle proprie responsabilità coloniali.
Ma "I Figli della Colonia" non è solo un libro sul passato. È un libro sul presente. Ancora oggi circa trecento discendenti di meticci vivono in Eritrea, portano cognomi italiani, aspettano una risposta che non arriva. Ancora oggi i loro nipoti rischiano la vita nel Mediterraneo per raggiungere il paese dei loro bisnonni - e quando arrivano, devono chiedere asilo come stranieri invece di reclamare la cittadinanza che spetterebbe loro di diritto. La storia dei meticci coloniali si intreccia con quella degli afroitaliani di oggi, con le battaglie per lo ius soli, con il razzismo che ancora segna la società italiana.
Un'opera necessaria per capire chi siamo stati e decidere chi vogliamo essere. Per restituire voce a chi è stato cancellato. Per porre all'Italia una domanda che non può più essere evitata: cosa deve ai figli che ha generato e abbandonato?