Gaio Mario fu uno degli uomini più decisivi e controversi della tarda Repubblica romana.
Nato ad Arpinum, lontano dal cuore aristocratico dell'Urbe, riuscì a imporsi come novus homo, uomo nuovo, in un sistema dominato dalle grandi famiglie senatorie. Soldato duro, comandante severo e politico ambizioso, Mario vinse Giugurta in Africa, fermò Teutoni e Cimbri, trasformò il modo di intendere l'esercito romano e lasciò un'eredità destinata a pesare su Silla, Pompeo, Cesare e Augusto.
Al centro di questo libro c'è l'immagine dei celebri "Muli di Mario": legionari caricati di armi, utensili, razioni e disciplina. Non una semplice curiosità militare, ma il simbolo di una Repubblica che cambiava: soldati più poveri, eserciti più legati ai comandanti, veterani da ricompensare, guerre sempre più lontane e una politica sempre più fragile.
Con taglio storico-divulgativo, narrativo ma rigoroso, questo volume ricostruisce l'ascesa di Mario, le cosiddette riforme mariane, la guerra giugurtina, le vittorie contro i popoli del Nord, la crisi con Saturnino, la guerra sociale, la rivalità con Silla, l'esilio, il ritorno e il tragico settimo consolato.
Non un eroe senza macchia.
Non un colpevole unico della fine della Repubblica.
Ma una figura di soglia: l'uomo che salvò Roma e, nello stesso tempo, mostrò quanto Roma stesse diventando dipendente dai suoi generali.
Un libro per chi ama Roma antica, la storia militare, le legioni, la crisi della Repubblica e i grandi personaggi che prepararono il mondo di Cesare.