Ci sono storie che ti insegnano qualcosa. E poi ci sono storie che ti tolgono qualcosa. Queste fanno la seconda cosa.
Sono racconti brevi, antichi, imperfetti. Alcuni vengono dalla tradizione sufi, altri da strade meno nobili. Parlano di un idiota con una zucca alla caviglia, di un gregge che cammina tranquillo verso il macello, di un cavaliere che salva qualcuno a forza, di un bambino che fa volare uccelli d'argilla mentre gli adulti discutono se era sabato. Non importa da dove vengono. Importa dove arrivano.
Perché qui non si tratta di capire. Si tratta di perdere pezzi. Perdere il bisogno di avere ragione. Perdere l'illusione di scegliere. Perdere la distanza comoda tra te e quello che stai già diventando.
Alla fine, incontrerai il terzo uomo, quello che si alza nella notte e mangia mentre gli altri sognano. Non perché sia più furbo. Perché ha smesso di sognare. Quello che funziona meglio. Quello che il sistema ha già ottimizzato senza chiedergli il permesso.
Forse lo conosci già. Forse sei già lui. Non è un libro da leggere. È un libro che ti legge.